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La Meditazione, laboratorio di Trascendenza


Che cos'è la meditazione

La meditazione è un'esperienza riferibile ad un archetipo naturale di benessere e di crescita interiore che è presente in Natura e non rappresenta il frutto di alcuna speculazione umana.
La meditazione è l'interpretazione dell'esperienza del Silenzio interiore in cui si manifesta l’essenza reale e mistica dell’esistenza. Quando cessa il "rumore" assordante del sensibile e dell'immaginativo che copre il vero aspetto dell'esistenza in cui viviamo, lo Shan si manifesta con tutta la sua evidenza. Come nella leggenda medievale dei Cavalieri di Re Artù in cui, una volta seduti intorno alla "Tavola rotonda", la coppa del Graal appariva solamente ai puri di cuore che erano riusciti a dominare la loro natura sensibile.
Un’esperienza che si fonda sull’interpretazione, personale e sperimentabile, di un archetipo evolutivo che si manifesta spontaneamente in natura.
La meditazione rappresenta un laboratorio di esperienze in cui si possono sviluppare le potenzialità introspettive e creative offerte dal Silenzio. Potenzialità che consentono di ritrovare se stessi, di conquistare la propria armonia interiore e di realizzare progressivi stati percettivi superiori di coscienza con cui poter entrare in sintonia con il mistero che anima l’universo.
La meditazione consente ad ogni individuo di stabilire un rapporto armonico con l’esistenza da cui trarre vantaggio per migliorare la propria condizione umana sul piano personale, sociale e metafisico. E’ un’azione di partecipazione alla natura reale dell’esistenza. Rappresenta un atto di poesia interiore ed è fonte di energia creativa che può essere rivolta verso se stessi, verso il prossimo e verso il senso della vita in genere.
La meditazione è un'antica esperienza praticata, nelle sue più svariate forme, da tutti i Popoli naturali. Essa comporta un'esperienza evolutiva per l'individuo che scopre se stesso e si relaziona con la natura reale dell'esistenza. E' la colonna portante dell’esperienza di tutti i Popoli naturali, dagli aborigeni australiani ai Nativi americani. Era praticata dagli antichi egizi, dal Popolo del Libro di cui oggi ci rimane ancora l'esoterismo dell'Albero Sephirotico ebraico.
Era conosciuta anche presso gli antichi Celti a mezzo della quale i druidi insegnavano i segreti dell'Yggdrasil, l'Albero cosmico della vita simboleggiante l'evoluzione che si manifesta nella Natura. Essi integravano questa esperienza con un complesso e preciso schema cosmologico che si riassumeva nel concetto di Shan, la raltà immateriale e mistica dell’esistenza.
L’aspetto formativo della meditazione è oggi considerato utile a svariati livelli, dalle scuole di management alla preparazione degli astronauti, mentre il suo fondamento di esperienza metafisica rappresenta l’origine comune di religioni e di correnti di pensiero di ogni tempo.

A cosa serve la meditazione
La meditazione è innanzitutto uno strumento di benessere e di conoscenza che ogni individuo può usare in misura delle sue necessità per comprendere meglio se stesso e vivere idoneamente il proprio rapporto con gli altri.
L'esperienza della meditazione porta ad un miglioramento della propria qualità psicofisica, sviluppa l’attenzione e la capacità di apprendimento, consente un più idoneo utilizzo delle proprie risorse individuali, porta alla pacificazione della mente vincendo problemi psicologici e fobie.
Sul piano quotidiano permette un migliore rapporto con gli altri, con le persone che ci sono più care a qualsiasi specie appartengano, e nell’ambiente di lavoro. Sul piano intimo del proprio rapporto con l’esistenza è un modo importante per rispondere al richiamo del Trascendente.
La meditazione è un importante riferimento per l’esperienza ecospirituale, avvicina alla comprensione e al rispetto della Natura e della vita, sotto ogni forma con cui essa si può manifestare, ispira all’equilibrio con l’ambiente e alla libera ricerca al di là di ogni possibile limite posto dai dogmi e dalle ideologie di parte.
L’esperienza della meditazione è un importante strumento per capire se stessi e gli altri e per instaurare un dialogo con le altre specie che convivono con noi su questo pianeta, attuandolo con la mente pura, senza pregiudizi o luoghi comuni che possano impedire una reale comunicazione.

L'esperienza reale dello Shan per trovare benessere e conoscenza
L'esperienza della meditazione porta alla chiarezza interiore sul senso della propria esistenza. Ci porta ad accorgerci che esistiamo e che siamo parte di un evento fenomenico di esistenza che ci dà la possibilità di esistere.
L’esistenza è l'ambiente in cui nasciamo, viviamo le nostre vicende e poi moriamo. E' la Natura in cui identifichiamo ciò che ci circonda. Ma ci rendiamo conto che oltre ai confini dell'universo esiste ancora altro a cui la nostra immaginazione non può dare un volto.
La qualità intrinseca della Natura non è al di fuori di noi. Noi stessi siamo parte dell'esistenza. Siamo l'esistenza che si interroga e può evolvere verso piani di consapevolezza superiori.
Gli antichi druidi definivano la Natura con il termine di Shan, concetto con cui definivano l'immaterialità della sua essenza, che non poteva essere definita in alcun modo, poichè più si cercava di inscriverla in una rappresentazione concettuale, più ci si allontanava dalla sua diretta esperienza. Un termine che identificava anche il Vuoto, un "vuoto" che significava l'assenza di tutti i possibili attributi concettuali.
Il Vuoto rappresenta la realtà del senso della nostra esistenza. L'universo stesso è nato da questa proprietà fenomenica attraverso il processo del Big bang e che ancora oggi continua a esistere nella dimensione di Vuoto che dopo averlo generato gli fa da supporto.
Tutta la vita dell'individuo, come quella dell'universo, sembra essere sottesa alla logica fenomenica dello Shan. Tutto ciò che segue questa logica porta al benessere e a una inestimabile conoscenza di sé e delle cose.
Contrastarla con le proprie convinzioni personali soggettive porta inevitabilmente all'ignoranza, al disagio e alla sofferenza.

Natura e mistica del Silenzio
Al di là delle varie interpretazioni scientifiche e morali che vengono date all'esistenza, essa si manifesta in ultima analisi come un Ente di pura essenza, esaustiva a se stessa, che non esprime altro che il suo stato d'essere. Sono gli individui che la colmano di emozioni, di aspettative e di ideologie di massa. Ma essa è un bagliore che attraversa l'eternità e nient'altro. E' uno stato d'essere che non può essere altro che quello che è. Solo mettendo a tacere le possibili interpretazioni immaginative possiamo entrare al cospetto della vera natura dell'esistenza.
Si può dire che solamente nel silenzio possiamo cogliere la natura con cui essa si manifesta.
Non potrebbe essere altrimenti. L'esistenza è come la roccia di una montagna che si mostra nella trasparenza delle vette. C'è e basta. Come la montagna che si manifesta, l'esistenza si mostra nel suo silenzio implicito e si fa abbracciare dallo sguardo interiore.
Ma il Silenzio della Natura non è muto. Il suo è un Silenzio fragoroso, capace di poesia e allegria, ma che parla soprattutto di una conoscenza immensa al di là della portata ordinaria dell'individuo.
Un silenzio che dobbiamo necessariamente realizzare in noi stessi per poter entrare in una sintonia spontanea con l'essenza dell'esistenza e godere del benessere e della conoscenza che essa può concedere.

La coscienza e i suoi stati superiori
Il cervello è un organo particolare che produce il nostro senso ordinario di esistenza. Per una parte raccogliendo i dati sensoriali da uno specifico e limitato spettro percettivo della Natura e per l'altra creando in seno alla sua struttura neuronale un diorama olografico che è il riflesso spesso distorto e incompleto di ciò che esiste realmente.
Questa rappresentazione olografica si infrappone tra lo stato di consapevolezza di ogni individuo e l'architettura effettiva della bottiglia energetica rappresentata dall'universo. Basti pensare alla teoria dell' "universo olografico" che ritiene l'universo come un mondo bidimensionale e monocromatico, dove Passato, Presente e Futuro coesistono al di là della distinzione soggettiva che viene abitualmente fatta.
L'individuo non è un ente globale, ma distingue il suo rapporto con lo Shan attraverso le tre istanze di corpo, mente e coscienza. Dalla sua nascita, poco alla volta l'individuo si trova a prendere confidenza con la dimensione in cui si trova efino a prendere sempre più consapevolezza della propria identità, del suo io consapevole che rappresenta la più intima percezione di sé, che egli può cogliere come la sua vera identità al di là delle emozioni, dei pensieri della mente e dei sensi corporei.
Un Io che nella sua completa maturità, distaccata dal corpo e dalla mente, diviene alla propria percezione come un ente trasparente.
Percepibile nel proprio stato di esistenza, ma non più rapportabile a forme e concetti conosciuti in altre precedenti esperienze. Una sorta di diamante cristallino, totalmente trasparente che non può rilevare la sua forma, ma che pur ha consapevolezza di esistere. Quello che i Popoli naturali identificano nel concetto di coscienza o spirito e che l'antico sciamanesimo druidico definiva come il Silenzio interiore, specchio del Silenzio manifestato dallo Shan, l'esistenza sul suo piano reale e cognitivo.
Quando questa consapevolezza diventa capace di fare esperienza cosciente nell'ambiente in cui vive ed estende la sua percezione al piano fenomenico di esistenza che le consente di esistere, essa comincia a sviluppare piani di consapevolezza che trascendono le apparenze sensoriali e le immaginazioni mentali giungendo a realizzare progressivi piani superiori di coscienza.
Sino ad entrare in sintonia con la natura immateriale dello Shan, con il Mistero che l'anima.

La meditazione come esperienza globale di vita
La meditazione rappresenta un preciso modo di essere che riflette la natura trascendente dello Shan. Un atteggiamento esistenziale di natura ecospirituale che investe tutta la sfera dell'individuo, ovvero una esperienza di equilibrio interiore dell'individuo che è in grado di sviluppare una relazione armonica con l'ambiente tracimandola sino alla sua natura mistica.
La meditazione è la dimensione dell'esistenza vissuta in armonia e coscienza d'essere, in cui l'individuo può trovare benessere e intuizioni interiori e dove può sviluppare la sua libera creatività secondo i suoi reali bisogni.
La meditazione è la dimensione del Silenzio in cui si entra in sintonia con la Natura e ci si trova a contatto con il Mistero che l'anima. E' la dimensione del contatto con il Vuoto, lo Shan dell'antico druidismo, il piano invisibile e reale dell'esistenza, in cui trovare benessere e conoscenza.
La meditazione è la qualità di esistenza che è vissuta dai Popoli naturali nel loro rapporto con la Natura, nella sua immaterialità e nel Mistero che essa manifesta.
E' la dimensione della "Kemò-vad", ovvero del vivere come vento nel vento, partecipando all'armonia del senso reale dell'esistenza senza essere ipotecati dalle soggettività dell'ordinario quotidiano.
Non c'è differenza tra l'esperienza che è possibile vivere nella dimensione della meditazione e la natura reale dello Shan, la qualità immateriale dell'esistenza concepita dall'antico druidismo. Tant'è che il druidismo non distingueva tra lo Shan inteso come la natura mistica e reale del trascendente e lo Shan inteso come esperienza di meditazione.
Entrambe le esperienze di riferimento possedevano la stessa attribuzione nella condivisione delle proprietà del Silenzio.
La dimensione della meditazione è da intendersi pertanto come un’esperienza globale che viene vissuta in ogni istante e interpretata in due ambiti specifici ma indissolubilmente saldati tra di loro:
  - uno spazio di creatività interiore dove l'individuo realizza la sua armonia e il suo equilibrio.
    Esperienza identificabile in un’attività di metodo per mantenere lo stato di armonia interiore che viene sviluppata nella dimensione della postura (che per il luogo comune rappresenta la meditazione).
  - uno spazio di creatività illimitata in cui l'individuo partecipa all'esistenza in tutte le sue potenzialità.
    Esperienza che si traduce in ogni forma di creatività sviluppata in sintonia con la natura trascendente dello Shan, dal rapporto con le altre creature viventi, all'alimentazione, alla ricerca senza ipoteche ideologiche.
    Che comprende anche l'aiuto disinteressato che può essere portato ad altri che versano nel bisogno.
La meditazione e il concetto di ecospiritualità si sovrappongono nella stessa identità eperienziale: entrambe esprimono la condizione dell'individuo che vive un equilibrio interiore e che è in grado di rapportarsi armonicamente con l'ambiente, sino a tracimare il suo significato dal manifesto al piano globale e reale dello Shan.

Andare al di là della mente per vivere il senso reale dell'esistenza
Noi mediamo ordinariamente la nostra partecipazione allo Shan attraverso i sensi che ci consentono un’esperienza limitata della reale natura dell'esistenza. Nasce così la percezione della materia e quindi dell'universo in cui questo si identifica, senza essere in grado di vedere la reale qualità esistenziale, il Vuoto, da cui il tutto ha avuto origine e esiste tuttora.
Su questa percezione limitata del Vuoto si basa quindi l’attività della mente, una forma di funzione astratta del cervello, che dà forma alle nostre esperienze quotidiane, alle nostre convinzioni personali e al senso stesso dell’esistenza che stiamo vivendo.
La mente è lo specchio inconsapevole e imperfetto dell’esistenza che ci è proposta dalla limitatezza dei sensi. Su questa base si formano dottrine filosofiche, religioni e comportamenti individuali.
La mente per molti rappresenta una dimensione importante poiché spesso accade che lo stato di consapevolezza individuale, quello definito dai Popoli naturali come Spirito, viene a confondersi con l’esperienza che essa manifesta. In questo caso trovano pertanto valori come i sentimenti, i ricordi, le morali comportamentali, le ideologie e le forti emozioni. Esperienze che in realtà sono soggettive e che dipendono solamente dalle funzioni della mente. Esperienze basate sulla limitazione egotica del cervello, essenzialmente fonte di sofferenza, di disturbo esistenziale e di conflittualità con gli altri.
Ma è sufficiente avere il coraggio di andare al di là mondo fittizio prodotto dalla mente, con il coraggio di superare convizioni radicate, per scoprire un mondo assolutamente nuovo. Un mondo gratificante basato sull'amore e sulla conoscenza.

Come meditare
Per attuare una semplice forma di meditazione è sufficiente attuare quello che gli antichi drudi definivano con il nome di "Nah'barsi". Ci si siede quietamente in una postura comoda, senza tensioni muscolari, in un luogo non disturbato da luci, da rumori o dal passaggio di altre persone.
Dopo aver chiuso gli occhi si rimane nella posizione assunta cercando di mantenere la propria attenzione sul personale stato di consapevolezza, senza lasciarsi distrarre dai pensieri o dalle eventuali emozioni che inevitabilmente affollano la mente.
Questo esercizio dell'interiore, apparentemente semplice, permette di attuare il Said, la "pacificazione della mente", di identificare la propria identità più vera e di stabilire un rapporto interattivo con la natura reale dell'esistenza.
Al di là di questo semplice esercizio esistono molte tecniche con cui condurre più idoneamente e con maggiore efficacia la prassi della meditazione. Nel bestiario della meditazione “fai da te” di religioni e di varia editoria, ne esistono purtroppo alcune che propongono metodologie eccessivamente complicate, spesso sconfinanti con pratiche che nulla hanno più a che fare con la meditazione stessa.
Il Seminario di meditazione propone un corpus metodologico invece basato sulla struttura che è comune presso tutte le culture dei Popoli naturali e che rappresenta la base essenziale di tutte le forme di meditazione conosciute al di fuori di questo contesto. Affiancandolo a una serie di proposte scientifiche che possono far comprendere meglio il percorso che viene fatto.
Il Seminario propone la meditazione come un laboratorio di esperienza volto ad una conoscenza interiore della natura dell'esistenza, in grado di costituire un’esperienza mistica che porta l'individuo al contatto con il trascendente e che gli consente contemporaneamente di portare nel quotidiano il benessere e l'armonia che ne può ricavare.
Una sorta di "athanor alchemico" che si mostra in grado di operare una trasmutazione per l'ottenimento della "pietra filosofale" interiore.

La meditazione con la "musica del Vuoto"
La meditazione è un atto naturale di vita. Tutti possono praticarla per poter realizzare il benessere e l’armonia che essa comporta.
La meditazione è facile da attuare poichè è basata su una proprietà della natura che porta all’evoluzione interiore e alla conoscenza di sé e del mistero che manifesta l’esistenza.
Purtroppo non sempre, nella "prigione dorata" della mente, è possibile valutare le vere necessità personali che possono servire a migliorare la propria condizione di di vita e neppure di identificare la meditazione come strumento utile.
Il Seminario di meditazione, in proposito, propone per un facile e progressivo approccio con la meditazione l’utilizzo delle proprietà armoniche dell'antica "Nah-sinnar", la "musica del Vuoto". Una musica millenaria conservata dalla tradizione dell’antico sciamanesimo druidico, basata su archetipi musicali strutturati su base matematica in grado di apportare naturale benessere e equilibrio. Una musica particolare che è in grado di agire come una sorta di agopuntura virtuale, o di elemento catalizzatore, capace di stimolare e di favorire il benessere psicofisico e l’evoluzione spirituale dell’individuo.
La musica del Vuoto è nata agli albori della civiltà umana ed appartiene ad una ininterrotta tradizione di conoscenza che si riferisce al simbolismo solare che ha edificato mitiche ed ancora attuali civiltà e culture. La stessa tradizione che eresse Stonehenge, che si ammanta del mito della città ciclopica di Rama e che ha lasciato sull'intero pianeta le sue vestigia megalitiche.
La usavano gli sciamani del Nord Europa, della mitica civiltà di Vinheim o "terra della fratellanza", che venne realizzata dai proto-Celti nelle loro prime migrazioni verso le terre del Nord del continente europeo appena liberate dai ghiacci perenni.
La musica del Vuoto è stata tramandata come una musica realizzata su una logica compositiva che riflette intime strutture matematiche e archetipali dell’esistenza, nella sua natura assoluta di Vuoto mistico. Strutture musicali che sono in grado di sollecitare l'esperienza evolutiva utile sul piano interiore dell’individuo che l’ascolta, risvegliandolo alla conoscenza e alla partecipazione della natura reale dell’esistenza.
La meditazione attuata con il supporto di questa musica, riproposta nell’esecuzione di Giancarlo Barbadoro, consente l’ottenimento di intuizioni e dell’esperienza del Vuoto, lo Shan degli antichi druidi, la natura assoluta e cognitiva dell’esistenza a cui fanno riferimento i Popoli naturali del pianeta e da cui si può ricavare l’energia necessaria per l’ottenimento e il mantenimento del proprio benessere nell’ambito di un’armonia globale e avvicinarsi al mistero del Trascendente.
Con l'utilizzo della musica del Vuoto, la meditazione si rende facilmente accessibile a chiunque voglia sperimentarla, senza problemi di tempo e di applicazione didattica, ottenendo immediati risultati secondo le proprie esigenze personali.
Il Seminario di meditazione integra le possibilità offerte dalla musica del Vuoto con altre tecniche di base per offrire un quadro completo e dare la possibilità di apprendere l’esperienza della meditazione in maniera completa e esauriente.

L'opportunità di costituire un cerchio di meditazione
Anche se la meditazione è una esperienza prettamente personale, l'attuazione della meditazione per conto proprio può tuttavia risultare prima o poi ostacolata dall'impossibilità di poterla esprimere e di poter verificare interamente tutte le sue manifestazioni creative. A questo proposito possono intervenire, inconsapevolmente, eventuali suggestioni culturali di varia natura, aspettative personali e la poca costanza nell'attuare l'esperienza da soli.
Per tale motivo si può pensare di ovviare a questi inconvenienti praticando la meditazione con altre persone che siano interessate a sperimentarla.
La pratica millenaria della meditazione suggerisce l'utilizzo dello strumento di supporto esperienziale rappresentato dal cerchio di meditazione che, nelle sue prassi e nella sua occasione di incontro, permette l'estensione dell'esperienza della meditazione individuale ad una dimensione di gruppo in cui attuare un approfondimento ed una reciproca verifica naturale dell'esperienza vissuta.
Nella dimensione del cerchio di meditazione è possibile realizzare uno strumento di crescita individuale costituito dall'attività dello studio in comune e dall'occasione di confronto reciproco, oltre a realizzare rapporti umani basati sulla comune esperienza della meditazione che possano assolvere ai personali bisogni quotidiani. In questa occasione, oltre che a sperimentare l'esperienza diretta della meditazione, possono nascere anche specifiche iniziative culturali spontanee, secondo la libera creatività dei partecipanti del cerchio, che possono costituire una eventuale ulteriore estensione di verifica e di creatività nel vissuto quotidiano.
C'è anche un aspetto magico nella realizzazione di un "cerchio di meditazione". Narra un antico detto dello sciamanesimo druidico dei Nativi europei che: "Ogni volta che due o più meditanti si riuniranno tra di loro in cerchio, entrando nel silenzio per realizzare lo Shan, non saranno mai soli abbandonati a loro stessi e nel timore di quanti saranno loro nemici. La natura segreta dello Shan in quell'istante sarà presente tra di loro, ed essi potranno chiedere qualsiasi cosa, di tutto quanto avranno bisogno, per loro stessi e per chiunque altro che verserà nel bisogno”.
Per costituire un cerchio di meditazione è sufficiente invitare a partecipare a un incontro settimanale gli amici con cui si può condividere l'esperienza. L'esperienza in merito suggerisce di trovarsi sempre allo stesso giorno e alla stessa ora per dare un ritmo costante e di continuità al lavoro del cerchio stesso.

La meditazione planetaria del martedì
A coloro che intendono costituire un cerchio di meditazione, si suggerisce di prendere a riferimento l'incontro comune della "Meditazione Planetaria del Martedì" che riunisce in un cerchio ideale planetario genti di ogni paese e di ogni orientamento culturale in un'unica sinergia spirituale.
L'appuntamento della meditazione planetaria ha luogo ogni martedì alle ore 20 di Greenwich.
L'iniziativa è stata promossa nel 1986 da Rosalba Nattero e da Giancarlo Barbadoro in prima istanza a mezzo del New Earth Circle, una organizzazione morale di natura internazionale che è nata spontaneamente ad opera di vari esponenti della cultura della meditazione di tutto il pianeta, riunitisi appunto in un martedì, in Scozia nelle Highlands per un importante incontro spirituale che ha dato origine all'iniziativa.
Per la sua incisiva implicazione esperienziale e morale l'iniziativa è stata quindi adottata dalla Ecospirituality Foundation Onlus, ONG in stato consultativo con le Nazioni Unite.